" Il mio scopo è mettere il lettore in uno stato mentale così elastico da farlo sollevare sulla punta dei piedi."
Friedrich W. Nietzsche

La musica come arte di esprimere i sentimenti o le passioni

giovedì 7 luglio 2011

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La definizione della musica come l'arte di esprimere "i sentimenti" o "le passioni" mediante i suoni, fu ripetuta infinite volte e si perdette persino il senso delle sue implicanze teoretiche.
Essa fu assunta come una definizione oggettiva o scientifica della musica. Fu questa la definizione della musica cui si ispirò l'opera di Wagner, che infatti condivideva la filosofia di Schopenhauer sulla musica.
Friedrich Nietzsche a sua volta fu, nella sua giovinezza, un seguace di questa concezione: dalla quale si staccò a partire dal 1878 (con Umano troppo umano) quando cominciò a scorgere nell'opera di Wagner, orientata nostalgicamente verso il cristianesimo, un abbandono di quei valori che erano propri dell'antichità classica e uno spirito di rinuncia e di rassegnazione.
Ma dal concetto  romantico della musica neppure Nietzsche  si staccò mai veramente.
L'ideale che egli vagheggiò di una musica "meridionale" (del tipo di quella di Bizet) conserva ancora la caratteristica romantica di essere l'espressione di un sentimento situato "al di là del bene e del male".






Egli scrisse infatti: "Il mio ideale sarebbe una musica il cui maggior fascino consistesse nell'ignoranza del bene e del male, una musica resa tremula tutt'al più da qualche nostalgia di marinaio, da qualche ombra dorata, da qualche tenera rimembranza; un'arte che assorbisse in se stessa, da una grande distanza tutti i colori di un mondo morale che tramonta, un mondo divenuto quasi incomprensibile, e la quale fosse ospitale e profonda abbastanza per accogliere in sé i tardi fuggiaschi".


Anche oggi si fa frequentemente ricorso alla definizione della musica come espressione del sentimento o almeno la si presuppone come cosa ovvia e sicura. In Italia ha contribuito a rafforzare la dottrina crociana dell'arte come espressione del sentimento; ma, ovviamente, questa dottrina non è che la generalizzazione a tutto il dominio dell'arte della definizione romantica della musica. Questa definizione ha trovato e trova pure incarnazioni frequenti nella figura del musicista, sacerdote o profeta, che sa ascoltare la voce dell'Assoluto e tradurla nel linguaggio sonoro del sentimento.
Anche oggi difficilmente si rinuncia a vagheggiare questa raffigurazione romantica della musica: la quale consente agli intenditori di essa di sentirsi rapiti dentro un orizzonte mistico nel quale gli accordi musicali sono parole di una divinità nascosta.



Fonte: Storia della filosofia, dizionario di filosofia di N.A

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