" Il mio scopo è mettere il lettore in uno stato mentale così elastico da farlo sollevare sulla punta dei piedi."
Friedrich W. Nietzsche

Appunti per la lettura dell'Encomio di Elena (7)

giovedì 1 settembre 2011

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Nei paragrafi 15-19 Gorgia conclude la sua difesa di Elena affrontando l'ultimo tema: l'amore.
Se Elena tradì il marito perché si innamorò di Paride non ha alcuna colpa. Certo ci si potrebbe attendere che Gorgia scagioni Elena secondo la classica linea difensiva dell'amore interpretato come malattia che annulla le capacità di autocontrollo, come follia, passione indistruttibile, come atto di forza di Eros che si impadronisce dell'animo umano, come bruciante erompere di desiderio che sconvolge e deteriora l'equilibrio e la razionalità dell'individuo. Oppure si potrebbe supporre che Gorgia difenda Elena allo stesso modo in cui ebbe a difenderla Saffo. La poetessa lirica, partendo dal presupposto che "la cosa più bella è ciò che si ama", fa di Elena l'eroina che esalta il criterio soggettivo come unico e autentico parametro di valore. Per Saffo Elena è la donna straordinaria che abbandona tutto, che dà un taglio netto al suo passato, che rivendica per sé il diritto di compiere scelte radicali pur di seguire l'uomo che ama. 
Saffo interpreta Elena non come vittima dell'amore quale passione inarrestabile che ne travolge la volontà, ma come l'eroina di un amore che porta all'affermazione della volontà personale, come l'esempio positivo di un amore che rivendica alla donna il diritto di fare autonome scelte esistenziali.


In realtà Gorgia non segue Saffo e riserva i motivi tradizionali dell'amore quale malattia solo una parte del paragrafo 19, in sostanza un paragrafo su cinque. Per il resto affida la difesa di Elena alla sua teoria della percezione e dei colori.
Nei paragrafi precedenti Gorgia ha sostenuto che il lògos è per l'udito un fatto fisico che modella a proprio piacimento l'anima dell'ascoltatore, annullandone la volontà e piegandolo a agire o pensare come vuole colui che sta abilmente facendo scaturire dalle parole fascinosi e persuasivi incantesimi.
Adesso aggiunge che così avviene anche per la vista e i colori.
Attraverso la percezione visiva l'anima viene immediatamente modellata nelle sue disposizioni: il fragoroso avanzare di truci orde guerriere genera paura in colui che le osserva e talvolta fa sorgere nel suo animo un imperioso impulso alla fuga cui si abbandona con buona pace del suo dovere civico e morale di contrastare l'avanzata dei nemici.
L'esperienza comune sa che la vista di avvenimenti particolari può generare traumi così forti da portare alla pazzia come sa che ammirare le opere dei grandi pittori procura una piacevole emozione estetica.









In quest'ultimo caso Gorgia ripropone la ben nota sensibilità artistica che al paragrafo 9 lo porta a esprimere sulla tragedia un giudizio letterario di notevole profondità. In un caso i versi della tragedia, percepiti attraverso l'udito, producono ben precisi effetti irrazionali scatenando pietà e paura, soprassalti di angoscia, desiderio di dolore, nell'altro i colori di una perfetta pittura, percepiti attraverso la vista, causano una reazione emozionale, psicologica di piacere, rilassatezza, benessere. Nell'uno e nell'altro caso l'emozione è fatto irrazionale, istintivo, immediato, incontrollabile.
Come può allora essere colpevole Elena se la vista di Paride, l'uomo più bello per eccellenza, le ispirò incoercibile desiderio e voglia d'amore?



Fonte: Encomio di Elena Gribaudo Editore

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